La notizia del controllo giudiziario disposto per Foodinho, la società che controlla il brand Glovo, permette di fare il punto su un’espressione che da molti anni viene utilizzata per descrivere la precarietà di certi lavori. La gig economy, ovvero una zona grigia tra precariato e sfruttamento. Non è la prima volta che le aziende del settore vengono coinvolte da processi giudiziari in Italia: era capitato a Uber Eats, condannata per caporalato nel 2021 e che in seguito ha abbandonato il mercato tricolore. Ne abbiamo parlato con Francesco Giubileo, esperto di politiche del lavoro e docente a contratto ai Master della Luiss Guido Carli e all’Università di Firenze.

Con la notizia del controllo giudiziario di Glovo torniamo a parlare di gig economy…
La situazione della gig economy parte da un presupposto: un vuoto normativo. Manca un quadro normativo che non si risolve certo tramite decreto o per via giudiziaria. C’è un vuoto e riguarda una professione, quella dei fattorini. Sono figure ibride per le quali ci sono i presupposti del lavoro subordinato ma anche del lavoro autonomo. La questione si risolve con una legge nazionale e non con accordi tra parti sociali.

La situazione finora però non ha interessato più di tanto il legislatore. Come mai?
Questi tipi di lavori e in generale lo smart working dovrebbero spingere a realizzare un nuovo quadro normativo. Allargando lo sguardo, oggi ci sono molte più persone che operano da remoto grazie alla tecnologia e alle piattaforme. Ed è un modo totalmente diverso di lavorare rispetto al passato. Aumentano i rischi di non configurare bene le professioni. Per quanto riguarda il caso specifico dei rider un accordo tra le parti potrebbe essere sporadico e ledere alcuni diritti.
Come mai di fronte a certe ingiustizie il consumatore che è in noi batte l’attivista? Eppure è risaputo da tempo che esistono situazioni di sfruttamento.
Questa situazione riguarda la gig economy, ma anche la logistica. Pensiamo alla consegna gratuita: dietro a quel meccanismo c’è una gestione della precarietà dove si gioca sul centesimo di euro per fare margine. E quel margine viene fatto sulla pelle dei lavoratori precari. Parliamo nella stragrande maggioranza dei casi di persone straniere. Noi come consumatori ci leghiamo a tutto questo. Pur di non pagare la consegna accettiamo questo. Se paghi poco è perché paghi poco il lavoratore.

Dal punto di vista del diritto del lavoro qual è il quadro odierno delle occupazioni più precarie?
Passi avanti, grazie a contrattazione collettiva, sono stati fatti. Quando scoppiano casi come quello di Glovo significa che il vuoto normativo viene colmato dalla magistratura. In molti settori esiste comunque precarietà: vale anche per badanti e guardie giurate.
Che ruolo hanno o potrebbero avere i sindacati nel correggere le storture della gig economy?
I sindacati nel mondo gig economy sono quasi inesistenti: hanno a che fare con una popolazione straniera, poco sindacalizzata e che non conosce i propri diritti. Vale anche nell’ambito della logistica. Parliamo di comparti a grande mobilità, dunque diventa difficile consolidare i rapporti e costruire una rete per rivendicare. Negli anni passati ricordo che alcuni ciclo fattorini avevano scioperato e la piattaforma di food delivery li aveva sostituiti con altri.

Una lettura forse catastrofista del futuro del lavoro vedrebbe l’AI spazzare via moltissimi mestieri. Cosa ne pensa?
Siamo come un orso in letargo, rischiamo di essere svegliati bruscamente Senz’altro ci sarà un impatto, ma bisogna vedere a che livello queste tecnologie saranno dirompenti. Esprimo però un dubbio: le aziende che offriranno servizi di questo tipo quanto li faranno pagare? L’imprenditore quanto dovrà spendere per sostituire i dipendenti con l’Intelligenza artificiale?
Il settore delivery ha registrato grossi fallimenti come quello di Gorillas. Negli ultimi anni è emerso ancora di più il rischio di impresa.
La gig economy legata al ciclo fattorini è un settore dove c’è davvero poco margine e a mio avviso regge perché c’è un vuoto normativo. È un meccanismo che sta in piedi perché si pagano poco le persone. Fa riflettere il fatto che nella logistica sta diminuendo il precariato non perché è migliorata la normativa ma perché non riuscirebbero altrimenti più a trovare persone.
Con l’avanzare del digitale e dell’AI in prospettiva qualcuno proporrà una sorta di reddito universale?
Quando arriveranno i robot, capaci di replicare gli umani, ci sarà un rischio e per tantissime attività mancherà lavoro. Quindi ci sarà uno squilibrio enorme tra i più poveri e i più ricchi. I più ricchi saranno disposti ad accettare un reddito universale? Saranno a prescindere sempre meno quelli che lavoreranno e l’automazione in certi casi sarà necessaria. Altrimenti tra 10, 20 anni non ci sarà nessuno che si prenderà cura degli anziani. Senza automi non so come faremo.