In tasca una laurea in Giurisprudenza, un dottorato e 20 anni trascorsi tra tribunali e scrivanie. Valeria Pignoli, modenese classe ’69, dopo due decenni nel mondo della giurisprudenza, sceglie di cambiare vita. Scopre una passione che ha sempre avuto ma che fino ad allora era rimasta un po’ nascosta: quella per l’innovazione e la ricerca. E così si butta a capofitto in un mondo a lei nuovo. Oggi è la direttrice generale di MISTER SMART INNOVATION, l’istituto di ricerca gestore del Tecnopolo di Bologna CNR e fa parte del consiglio direttivo del Clust-ER CREATE. Al suo ordine del giorno ci sono la ricerca e l’innovazione ma non solo. Anche la gestione e diffusione di progetti nel settore high tech e di infrastrutture regionali per la ricerca industriale e l’innovazione. «Alle donne che sono titubanti sul cambiare vita direi: provateci sempre e non abbiate paura», racconta a StartupItalia. La sua intervista nella nuova puntata di Unstoppable Women.

Valeria, cominciamo dal principio, come ti sei avvicinata all’intricato mondo della giurisprudenza?
Mio padre faceva l’avvocato. Nel ’92 io mi sono laureata a Modena, la mia città natale, in Giurisprudenza, appunto. Volevo seguire le sue orme. Così, dopo la triennale, ho conseguito un dottorato a Milano e ho iniziato a lavorare. Ma in cuor mio sapevo che quella non sarebbe stata la mia strada, sì era un tipo di attività che mi piaceva ma mi sentivo sola, mentre per me è sempre stato importante avere un confronto costante con le persone. Perciò, alla fine, era più il tempo che passavo fuori dallo studio che quello che ero alla scrivania.
Insomma, una decisione già scritta..
In un certo senso posso dire di sì, anche se buttarsi a capofitto in un mondo completamente nuovo non è per niente facile. Sin da piccola mi affascinava il mondo delle imprese intese come collettività di persone che si confrontano perennemente. Allo stesso tempo mi ha sempre intrigato anche il mondo della scienza e della ricerca. Così, a un certo punto della mia vita, davanti a me si è presentata quella che alcuni definirebbero l’”occasione della vita”: cambiare strada. Allora un centro di innovazione modenese cercava figure che facessero un po’ da mediatrici tra il mondo aziendale e quello della ricerca, non intesa soltanto come contesto universitario ma anche come struttura mista pubblico-privata. Il mio scopo non è, quindi, mai stato tanto quello di fare ricerca di base ma di creare ponti tra l’accademia e il territorio e facilitare questo dialogo tra più territori diversi.
Di quale periodo della tua vita stiamo parlando?
Siamo a inizio anni 2000, e l’Emilia Romagna stava assistendo a quello che sarebbe diventato un passaggio cruciale in direzione dell’innovazione. Le 4 università della regione erano alla ricerca di soggetti che fossero in grado di favorire un dialogo e il trasferimento tecnologico. Poi intorno al 2005 ha iniziato a prendere forma MISTER SMART INNOVATION, che è nato ufficialmente nel 2009 con una visione lungimirante: creare in Emilia Romagna strutture miste al cui interno ci fossero le università ma anche una serie di attori privati come imprese, startup, corporate ma anche enti di formazione e centri per l’innovazione.

Un’evoluzione importante…
Si, devo dire che dalla nostra nascita siamo cresciuti tanto e stiamo realizzando come MISTER abbia e stia favorendo il dialogo in quei luoghi che rappresentano il tessuto locale. Qui lavoriamo in tanti con competenze variegate e multidisciplinari. Quando sono arrivata io mancava la parte di gestione e management, indispensabile per crescere e andare a intercettare sul territorio le priorità ma anche per attrarre le competenze. Ecco qui dentro figure ibride e che non hanno necessariamente un background scientifico, proprio come me, sono sempre ben accette. E almeno gli studenti del posto lo hanno capito: arrivano laureati in Architettura, Scienze della Comunicazione e altre discipline anche umanistiche. Nasciamo con due verticalità precise legate all’ambiente e ai materiali declinati sul digitale e ancora oggi sono queste due le nostre direttrici fondamentali. Parliamo anche di trasformazione digitale e transizione tecnologica con un filone dedicato alla green technology ma anche alla sensoristica e al machine learning, all’AI, all’IoT. Negli ultimi anni poi abbiamo dato un forte impulso alle tecnologie immersive, con un paio di laboratori dedicati alla creazione di contenuti immersivi e alla possibilità di fruizione con una sala immersiva. Per noi è sempre stato importante creare qualcosa legato alla ricerca e alla creazione di contenuti di tipo didattico e formativo anche collaborando con le imprese.
Coprite, quindi, un target molto ampio?
Si, tornando alla parte tematica direi che prestiamo molta attenzione ai materiali innovativi sotto tanti profili, dalla manifattura all’agrifood, per un target che va dai 18 ai 60 anni. Prevediamo anche diversi tipi di attività, pensati per qualunque tipologia di età e facciamo in modo di far conoscere il nostro mondo a scuole e ragazzi così da potergli dare la possibilità di non scappare all’estero ma restare qua e fare un ottimo lavoro. Lavoriamo su progettualità molto diversificate, essendo un organismo di ricerca non vendiamo prodotti ma accompagniamo le imprese nello sviluppo e nell’accelerazione.

Nel tuo percorso hai mai accusato il gender gap?
Ho 2 figli ma ho anche avuto la fortuna di essere sempre stata appoggiata nel mio lavoro e sono riuscita a trasmettere questa tranquillità e passione anche ai miei figli: se sei sereno ed appagato se ne accorgono sin da piccoli. Alle donne che magari in questo momento si sentono in difficoltà a inseguire i propri sogni direi di non tirarsi indietro per paura di quello che può essere perché con buona organizzazione e capacità di adattarsi vale la pena provarci. Tornando al tema del gender gap… 15 anni fa avevamo ricercatrici per la maggior parte uomini mentre oggi siamo al 50%. Cerchiamo sempre di motivare e valorizzare i ragazzi e le ragazze e per questo organizziamo anche dei summer camp denominati “Ragazze digitali” al fine di sensibilizzare sul tema già a partire dalle scuole elementari.