Un volo transatlantico a fianco di quello che sarebbe, poi, diventato il suo collega in affari e amico nel tempo libero. È iniziata così l’avventura di Nicolò Verardi e Riccardo Frezzato, cofounder di Benewtral, startup con sede a Milano che punta a sostituire il cemento con un legante bicomponente costituito da una parte in polvere e una in liquido ottenuto al 100% da sottoprodotti industriali certificati. La startup, che ha appena chiuso un round da 7 milioni di euro, ha acquisito un primo impianto pilota a Pavia in cui produrre ReBind, un materiale completamente diverso dal cemento ma in grado di sostituirlo integralmente nella produzione del calcestruzzo garantendo le medesime prestazioni.
Con un basso impatto ambientale sviluppato sulla base della tecnologia proprietaria di BeNewtral, ReBind rappresenta una soluzione di nuova generazione per il settore delle costruzioni grazie a processi chimici e fisici a basso consumo energetico che riducono le emissioni fino al 90% rispetto al cemento senza rinunciare a durabilità e resistenza. Ma iniziamo dal principio.

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Come e quando vi siete conosciuti?
Nel 2014, su un aereo di ritorno da Chicago. Entrambi stavamo completando un anno da exchange student negli Stati Uniti e abbiamo scoperto, chiacchierando sopra l’Atlantico, di essere praticamente vicini di casa. Io sono andato a Praga per studiare Economia e Finanza mentre Nicolò è rientrato in Italia per specializzarsi in Ingegneria dei materiali al Politecnico di Milano. Abbiamo preso strade diverse, ma non abbiamo mai smesso di confrontarci su quello che stavamo imparando e su come stava cambiando il mondo.
E quando ha iniziato a prender forma Benewtral?
Tra il 2017 e il 2018, durante una colazione, Nicolò mi raccontava dei suoi studi sui sottoprodotti industriali, io gli parlavo di ESG e di come la finanza stesse iniziando a spostare capitali verso modelli a basso impatto ambientale. Così, a un certo punto, abbiamo capito che potevamo mettere insieme queste due visioni diverse ma non tanto distanti. Nel settembre 2020 abbiamo costituito ReHouseit. All’inizio lavoravamo su un materiale per stampa 3D applicato all’arredo smart on-site. Poi, nell’estate 2022, è arrivato il pivot decisivo che ha cambiato tutto. L’incontro con Edoardo Vernazza, l’imprenditore della San Colombano Costruzioni, ci ha fatto capire che il vero valore non era l’applicazione, ma il materiale. Abbiamo cambiato business model in poche settimane, passando dall’arredo fino ad atterrare al cuore dell’industria delle costruzioni. ReHouseit è diventata così BeNewtral, con la grande ambizione di intervenire su uno dei materiali più utilizzati e più impattanti al mondo.
Su quali principi si basa ReBind, un materiale completamente diverso dal cemento ma in grado di sostituirlo integralmente?
ReBind è un legante bicomponente, costituito da una parte in polvere e una in liquido. La differenza principale rispetto al cemento Portland risiede nella composizione della polvere. La nostra è ottenuta al 100% da sottoprodotti industriali certificati provenienti da diverse industrie, che spaziano dal comparto energy a quello agroalimentare. Entrambi i componenti seguono però il processo di impiego tradizionale, per cui vengono direttamente inseriti in autobetoniera, dove si miscelano con gli aggregati per formare il calcestruzzo. La rivoluzione sta nel processo di produzione a monte: la maggior parte del nostro legante viene prodotto a freddo, senza la cottura a 1300-1400°C necessaria per il clinker. Questo ci consente di ridurre fino al 90% le emissioni di CO₂, il 98% dell’energia utilizzata e il 93% dell’acqua impiegata nel ciclo produttivo. Dal punto di vista delle prestazioni, possiamo raggiungere resistenze meccaniche fino a 60 MPa a 28 giorni, comparabili ai calcestruzzi strutturali più prestanti. I test universitari indicano una durabilità quasi doppia rispetto al cemento tradizionale e una resistenza al fuoco fino a 1200-1300°C. In più, ReBind ha un contenuto riciclato che supera il 70%, certificato ReMade in Italy.
Quanto tempo avete impiegato per la messa a terra del progetto?
Dal cambio di direzione, nell’estate 2022, al primo aumento di capitale sono passati 2 mesi. Nel 2023 abbiamo depositato un brevetto e iniziato un round più strutturato. Nel 2024 abbiamo chiuso un round da 2 milioni di euro con CDP Venture Capital, Tech 4 Planet, NovaCapital, Eureka! Venture SGR e di nuovo Vernazza e altri business angels, iniziando a strutturare il team. Il 2025 è stato dedicato alla messa a punto della strategia di go-to-market e al consolidamento della struttura industriale.

Potete spiegare più nel dettaglio come impiegherete i nuovi capitali?
I capitali di quest’ultimo round saranno destinati a tre direttrici: ricerca, produzione e mercato. Stiamo creando un laboratorio di nuova generazione per lo sviluppo di leganti alternativi, con un controllo qualità rigoroso sulle materie prime in entrata e in uscita e un focus sul consolidamento dei materiali per il mercato. Allargheremo il team fino a circa 20 tra ricercatori, ingegneri e tecnologi. Stiamo chiudendo partnership con università e centri di ricerca, oltre che con produttori di calcestruzzo, per integrare ReBind nelle filiere esistenti. Infine, puntiamo ad aumentare la capacità produttiva partendo dall’impianto di Pavia, che rappresenta il nostro primo sito pilota e il modello per i successivi micro-impianti.
Avete recentemente acquisito un impianto a Pavia, che costituirà il primo impianto pilota, di che tipo di sito si tratta e in quanto tempo lo avete riqualificato?
Lo abbiamo acquisito a dicembre 2025, contestualmente alla chiusura del round. È un sito industriale che stiamo adattando alle nostre esigenze produttive. Non è solo un impianto: è il prototipo di un modello di impianto che potrà essere replicato successivamente, e quindi la dimostrazione che il nostro modello richiede costi di avviamento molto inferiori rispetto a una cementeria tradizionale.
In quali mercati oggi siete presenti e quali sono per voi quelli più interessanti in futuro?
In questo momento operiamo nel Nord Italia per una questione di prossimità – dato che il trasporto in edilizia incide molto sui costi – ma sicuramente la prossima area di espansione è il resto del Paese. Ma nel futuro vediamo anche l’estero. Gli Emirati Arabi, per esempio, sono un mercato interessante per via della scarsità d’acqua, considerando che ReBind ne usa il 93% in meno rispetto al cemento tradizionale. Per quanto riguarda i settori applicativi, oggi siamo presenti nel mercato non strutturale, che in Italia vale circa 1,4 miliardi di euro. In questo momento l’ambito strutturale è regolato da normative europee che impongono l’uso del clinker. Da un punto di vista tecnico, siamo pronti e restiamo in attesa dell’evoluzione del quadro normativo.
Lato team, avete intenzione di ingrandirvi?
Entro il 2027 puntiamo a superare le 27 persone, rafforzando le competenze tecniche e di ricerca necessarie allo sviluppo industriale del progetto.
Lato prodotto, invece, quali saranno le prossime frontiere?
Sicuramente abbiamo intenzione di ampliare gli ambiti di applicazione e le classi di materiale con prestazioni variabili. La ricerca e sviluppo resta il nostro motore principale.
Infine, quali sono i vostri sogni nel cassetto?
Innovazione e decarbonizzazione sono il nostro focus. Abbiamo scelto il cemento perché è uno dei settori più critici al mondo: decarbonizzarlo significa ottenere un impatto immediato e su larga scala. La nostra mission finale è quella di dimostrare che un’industria ferma da oltre 150 anni può essere ripensata senza sacrificare performance, sicurezza e competitività.