«Investire in startup? Bisogna uscire dalla comfort zone, ma senza un incentivo c’è troppa incertezza»

«Investire in startup? Bisogna uscire dalla comfort zone, ma senza un incentivo c’è troppa incertezza»

«L’innovazione, quella vera, viene dai sacrifici di tante innovazioni sbagliate. Bisogna alimentare questi rivoli che potrebbero riunirsi in un grande fiume». Carlo Tassi, presidente di Italian Angels for Growth (IAG), è il nuovo protagonista della rubrica del lunedì in cui intervistiamo i protagonisti del mondo VC. A capo di un’organizzazione che riunisce i business angel, opera nel segmento early stage, quello più delicato ma anche promettente per la marea di idee e progetti che germogliano nell’ecosistema. C’è però un elemento di incertezza che pesa sugli investitori da alcuni mesi: il mancato rinnovo dell’incentivo fiscale – detrazione al 30% – per i privati che investono in startup. Siamo partiti da questo elemento, molto concreto, per ragionare del periodo che sta attraversando il comparto.

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Carlo Tassi, presidente di Italian Angels for Growth (IAG)

È scaduto l’incentivo fiscale per gli investitori privati in startup. Cosa c’è da aspettarsi ora?
La situazione è di attesa, ma stiamo cercando di fare pressione perché venga messa come priorità. Almeno per quel che riguarda il nostro settore dell’innovazione. Assieme a Italian Tech Alliance cerchiamo di togliere le frizioni. I tempi sono stretti. La scadenza dell’incentivo, si sapeva, era fissata a fine 2025. Per una serie di ragioni c’è stato un ritardo nella richiesta di rinnovo da parte del MIMIT alla Commissione Europea. Serve l’autorizzazione di Bruxelles per erogare questo incentivo. Adesso c’è un passaggio burocratico che prevede l’autorizzazione della Commissione. Attraverso Italian tech Alliance stiamo monitorando quanto sta avvenendo e siamo in continuo contatto con le istituzioni a questo proposito. Ci ritroviamo comunque in un momento di incertezza. Confidiamo che si risolverà, ma occorrerà sicuramente ancora qualche mese, e la nostra richiesta al Ministero è comunque di una retroattività della norma una volta approvata.

Quanto è rilevante questo incentivo per un business angel?
In Italia la propensione al rischio degli investitori è contenuta rispetto all’estero. C’è bisogno sicuramente di un incentivo per prendersi rischi. Investire in Venture Capital e nelle startup, comporta l’assunzione di rischi più elevati rispetto ad altri strumenti finanziari. Siamo un popolo di BOT: il salto è grande. In altri Paesi questi incentivi sono più alti, come in UK. 

Carlo Tassi

L’incentivo potrebbe abituare gli investitori ad assumersi più rischi?
Occorre questo salto: passare dalla comfort zone al destinare una piccola parte del patrimonio nel mondo dell’innovazione che favorisce la nascita di imprese innovative. Sono quelle società che disegnano il nuovo profilo economico dei Paesi. In Italia il ruolo del business angel è ancora più importante proprio per questo. Bisogna rimuovere la ritrosia a investire in un asset class rischioso ma pieno di opportunità.

Quanto investono i business angel in Italia?
All’incirca 100 milioni di euro l’anno. Potrebbe sembrare poco, rispetto al miliardo e mezzo complessivo del settore, ma sono risorse tutt’altro che irrilevanti perché si concentrano sulla fase iniziale. La catena del valore del Venture Capital parte dal pre seed e se i team non trovano supporto fanno fatica a crescere. 

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L’ecosistema sconta in situazioni simili una rappresentanza scarsa per quanto riguarda l’agenda politica.
È difficile convincere le persone a fare cose che non sono presenti nella loro agenda e nel loro mindset. Manca la visione dell’innovazione, non è al centro dell’agenda politica. L’innovazione non è fatta di poche misure, ma è composta di tanti dettagli che portano a un ecosistema. La visione a lungo termine significherebbe scommettere sulla crescita del Paese sulla base dell’innovazione. L’innovazione, quella vera, viene dai sacrifici di tante innovazioni sbagliate. Bisogna alimentare questi rivoli che potrebbero riunirsi in un grande fiume.

Oggi una startup come può intercettare un business angel?
È una strada a due sensi. Tutti gli investitori sono sempre alla ricerca di opportunità. Le antenne sono sempre pronte a intercettare progetti di innovazione. Le startup sono d’altra parte molto più proattive, cercano di contattarci, di ottenere un colloquio. I business angel sono il primo punto di contatto. 

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Quali sono le somme che sono disposti in genere a investire?
Ci sono business angel individuali e poi gruppi come il nostro. Noi facendo sistema riusciamo a investire nell’ordine delle centinaia di migliaia fino ad oltre un milione di euro. A livello individuale la variabilità è più alta: dalle decine di migliaia alle centinaia di migliaia di euro. Alcuni super angel comunque ci sono. 

Siamo nel pieno hype AI. Come ci si orienta da business angel?
L’AI è come internet. Se fai un investimento in qualcosa di digitale è una componente indispensabile. Poi, certo, non basta dire mi avvalgo dell’AI: occorre capire il valore aggiunto. Ma tutti devono averla integrata. 

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L’Europa è sempre più isolata. Qual è il contributo che può dare il mondo startup in questo frangente?
Secondo me è necessario si arrivi presto a una visione europea di questo asset class. Ci dobbiamo confrontare con altri ecosistemi che sono altamente competitivi e sviluppati, sia dal lato occidentale sia dal lato orientale. USA e Cina hanno una potenza di fuoco che possiamo ottenere solo se riusciamo a unire le forze. E dal mio punto di vista unire a livello europeo le forze nel mondo dell’innovazione sarebbe più semplice che in altri ambiti perché il mondo della ricerca già opera ad esempio su reti spesso internazionali. Servono campioni europei dell’innovazione. 

Le startup possono essere positive anche per l’ecosistema economico complessivo del Paese. Si pensi alla collaborazione con le PMI.
Secondo me non bisogna puntare in via prioritaria a quello, ma è una ricaduta positiva. Ci sono tante startup che hanno un servizio o prodotto pratico e magari non diventeranno player mondiali. L’innovazione non è solo Google, ma bisogna avere l’ambizione di giocare in quei settori. Poi senz’altro tanto di quel che si genera tramite innovazione può essere usato nel mondo PMI. Le piccole e medie imprese possono utilizzare efficacemente l’approccio all’innovazione proprio delle startup. L’approccio deve essere questo: mi posso sbagliare, ma imparerò comunque qualcosa di nuovo.