La fuga (in avanti) delle opere d’arte con realtà virtuale e l’AI. «Così anche Castel del Monte diventa un videogame»

La fuga (in avanti) delle opere d’arte con realtà virtuale e l’AI. «Così anche Castel del Monte diventa un videogame»

Il patrimonio artistico italiano esce dal museo e scende in piazza. Grazie all’applicazione delle ultime forme di Intelligenza artificiale, imaging avanzato e modelli generativi ha preso forma EAR – Enacting Artistic Research, progetto che a Roma ha coinvolto l’Ara Pacis, l’Accademia di Belle Arti, Santa Cecilia e i musei Capitolini e, in Italia, le Accademie di Belle Arti di Firenze, Brera, i conservatori Santa Cecilia” e dellAquila Alfredo Casella”, luniversità Politecnica delle Marche, lINFN – Università Roma Tre. L’anima dell’iniziativa è quella di ridefinire il modo di intendere, praticare e raccontare la ricerca nelle arti svelando i retroscena di alcuni capolavori del patrimonio artistico italiano. In questa nuova tappa del nostro Viaggio in Italia ci immergiamo a 360 gradi tra le strade della capitale. La coordinatrice scientifica del progetto, Beatrice Peria, ci spiega: «Siamo riusciti a svelare il “dietro le quinte” di alcune delle opere artistiche più importanti d’Italia con la collaborazione di gruppi di lavoro composti da dottorandi delle università e docenti».

Beatrice Peria
Beatrice Peria, coordinatrice scientifica di EAR

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Alla ricerca di un fil rouge tra arte e scienza

Il progetto Enacting Artistic Research utilizza la ricerca artistica come leva strategica nazionale per l’internazionalizzazione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica. «Si tratta di un progetto che si propone di integrare l’arte e la scienza per promuovere una nuova visione dell’arte e della cultura all’interno di un contesto globale», spiega la coordinatrice. Ma l’EAR si propone anche di creare connessioni tra istituzioni AFAM e scientifici per facilitare scambi di conoscenze e metodi oltre a creare network a livello internazionale e utilizzare le tecnologie per rendere il patrimonio culturale accessibile a un pubblico sempre più vasto. L’iniziativa è coordinata dall’Accademia di Belle Arti di Roma (ABAROMA) e, come anticipato, ha coinvolto l’Accademia di Belle Arti di Brera (ABABRERA), di Firenze (ABAFI), il conservatorio musicale Santa Cecilia di Roma (CONSROMA) e “Alfredo Casella” dell’Aquila (CONSAQUILA), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM), la Lega europea degli istituti d’arte (ELIA), l’accademia musicale Chigiana. Ma ha toccato alcuni istituti anche all’estero come la scuola di dottorato dell’Università ungherese di Belle Arti, l’Università di Zagabria – Accademia di Belle Arti, la Scuola norvegese di ricerca artistica, l’Accademia d’arte della Lettonia, l’Ars Electronica in Austria.

Frans Pourbus il Giovane Ritratto di Giovan Battista Marino ca. 1621 Detroit Detroit Institute of Arts. VIA ABAROMAjpg 1

«Abbiamo creato una mostra immersiva dedicata all’artista Marino Marini. Con la realtà aumentata abbiamo ricostruito il suo studio e siamo riusciti a trasportare lo spettatore nella vita quotidiana del maestro – spiega la coordinatrice – L’utilizzo di parole e immagini restituisce l’idea della poetica dell’artista».

Come specifica Beatrice, oltre al carattere più ludico e ingaggiante del progetto, si tratta di esposizioni che hanno anche uno scopo didattico. «Con i nostri studenti creiamo connessioni ed esploriamo nuovi spazi di conoscenza permettendo al grande pubblico di accedere al mare magnum dell’interattività – continua Beatrice Peria – Attraverso una mappatura dedicata ad artisti europei e con l’ingaggio di tecnologie avanzate ci siamo messi a disposizione del servizio dell’arte e della scienza».

Il palinsesto romano

Attualmente il cuore del progetto è l’auditorium dellAra Pacis dove ieri, 18 febbraio, e oggi, 19 febbraio 2026, si mettono a confronto artisti, studiosi e ricercatori provenienti da università, accademie e centri di ricerca italiani ed europei.

Negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Roma prende forma la mostra immersiva “Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia“, dedicata a Giambattista Marino e al Barocco. A 400 anni di distanza emerge l’attualità dell’artista fondata sul coinvolgimento sensoriale e sugli effetti sinestetici e in questa chiave basata su una personale interpretazione dell’ecfrasi, pratica che anticipa il prompting per l’Intelligenza artificiale generativa. La mostra consente di attraversare la galleria ideale di Marino e, grazie a un’applicazione in realtà virtuale, di entrare e vivere in prima persona il suo camerino” privato.

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Negli spazi dell’Accademia è aperta al pubblico anche l’installazione One, Too Many — Am I scared by AI coagency?, che esplora il rapporto tra Intelligenza artificiale e collettiva attraverso un’esperienza immersiva e partecipativa. L’opera propone un uso inedito dell’AI sia come mezzo per stimolare il pensiero divergente che la generazione di idee.

Ai Musei Capitolini, “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”, grazie alla diagnostica EAR, indaga il processo creativo attraverso disegni, ripensamenti e opere in divenire. Sempre negli spazi dell’Accademia sono visitabili dispositivi espositivi dedicati alla genesi dell’opera d’arte: Tiziano tangibile. La Pala Gozzi, con una riproduzione gigapixel dell’opera affiancata da modellini 3D e materiali tattili; Processi creativi e AI. Michelangelo e Sebastiano del Piombo, che utilizza Intelligenza artificiale, imaging avanzato e modelli generativi per visualizzare le fasi immaginative della creazione.

Il progetto sviluppato dall’INFN dell’Università di Roma Tre, Mappare gli strati pittorici, restituisce, attraverso la tecnica MA-XRF, la stratigrafia nascosta delle superfici dipinte, rendendo leggibili ripensamenti e fasi esecutive; e Patrimoni di ricerca: Hayez, Piatti e il processo creativo, progetto sviluppato dall’Accademia di Brera attraverso una campagna diagnostica permette di rileggere due momenti importanti della pittura, tra Otto e Novecento.

Accanto agli spazi fisici, la settimana EAR è attiva anche nei luoghi digitali della ricerca. Il PhD Hub, piattaforma internazionale che mappa e analizza i dottorati artistici e musicali in Europa e nell’area anglosassone, viene presentato durante le giornate all’Ara Pacis ed è consultabile online, offrendo a studenti, ricercatori e istituzioni uno strumento di orientamento e confronto sui modelli di ricerca artistica.

Perin del Vaga campagne di diagnostica del WP2 Crediti di Noemi Zappala

Un progetto pilota

Le attività promosse nell’ambito del progetto EAR hanno visto anche la partnership dell’Accademia di Belle Arti di Roma alla rete CHNet – Cultural Heritage Network dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Qui i laboratori si occupano di sviluppare e applicare tecniche analitiche per lo studio e la diagnostica dei materiali sotto i beni culturali. «Ogni gruppo di lavoro che abbiamo seguito ha indagato aspetti e possibili relazioni tra l’arte e la scienza mescolando l’uso di tecniche invasive alla ricostruzione del percorso creativo degli artisti», spiega la coordinatrice precisando che: «Non si tratta di un caso isolato ma di un progetto promosso con i finanziamenti del PNRR che potrebbe essere considerato pilota oltre che un modello di riferimento. Ci terremmo che il mondo istituzionale si rendesse conto dell’importanza dell’arte come motore d’innovazione. I fondi del PNRR ci hanno permesso di realizzare cose che, con i nostri fondi ordinari, non avremmo potuto realizzare. Tra queste c’è, ad esempio, la creazione di un’app di gaming dedicata a Castel del Monte, sito Unesco spesso oggetto di un turismo fugace ma che, invece, meriterebbe di essere studiato e conosciuto a fondo».

Castel del Monte di Damiano Marasciulo

«Inoltre, abbiamo portato avanti una serie di iniziative dedicate alle persone disabili come, ad esempio, la possibilità di fruire delle opere da parte dei non vedenti. In particolare, abbiamo sviluppato questo progetto in collaborazione con il museo tattile statale Omero di Ancona», conclude.

Tra i sogni nel cassetto di Beatrice c’è anche quello di portare la mostra dedicata a Marino fuori dai confini nazionali. «Dato che ha avuto molto successo, vorremmo che riuscisse anche ad attirare l’attenzione di qualche museo straniero per essere esportata fuori dall’Italia – conclude la coordinatrice – Attraverso una rete di istituzioni all’estero con cui abbiamo iniziato a connetterci, vogliamo continuare a portare avanti progetti e iniziative simili».