L’AI riuscirà a ridurre il consumo energetico? Quali progetti da 50 milioni hanno in mente Gates Foundation e OpenAI in Ruanda?

L’AI riuscirà a ridurre il consumo energetico? Quali progetti da 50 milioni hanno in mente Gates Foundation e OpenAI in Ruanda?

Notizie attorno al mondo, con l’innovazione come denominatore comune. Sono quelle raccolte tutti i mercoledì sui profili social di Paola Pisano, tra questi LinkedIn e Instagram, nel tentativo di comprendere dove ci porterà la tecnologia e qual è il suo ruolo nella vita di istituzioni, aziende e semplici cittadini.

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Dagli LLM agli energy based model

La startup Logical Intelligence ha realizzato un energy based model. L’azienda della Silicon Valley, fondata appena sei mesi fa, ha presentato un nuovo modello di ragionamento “energy based” chiamato Kona, che secondo la società, è in grado di risolvere una vasta gamma di problemi con maggiore accuratezza e con un consumo energetico inferiore rispetto ai più diffusi large language model come GPT-5 di OpenAI e Gemini di Google.

A differenza dei LLM, che rispondono alle domande prevedendo la parola successiva più probabile in una sequenza, gli energy based model (EBM) vengono addestrati su un insieme di parametri fissi, come le regole del sudoku, la capacità di una rete elettrica o i vincoli fisici di un robot da magazzino.

L’azienda sostiene che il “ragionamento” di Kona si basi sulla capacità del modello di riconoscere e correggere i propri errori in un compito e di estrapolare tale apprendimento ad altri compiti. I modelli di AI stanno iniziando ad impara dai propri errori migliorando contestualmente alcuni problemi come il consumo eccessivo di energia? Gli EBM (energy based model) valutano l’intera risposta in base ai parametri impostati, e le risposte con il livello di energia più basso ottengono il punteggio più alto.

Questa spinta arriva in un momento in cui alcuni dei principali gruppi mondiali nel campo dell’AI, tra cui Google DeepMind e Nvidia, stanno intensificando l’attenzione su sistemi alternativi come i world model, nel tentativo di raggiungere una “superintelligenza” artificiale, in un contesto di crescenti preoccupazioni sul fatto che i large language model stiano raggiungendo un limite nel loro progresso.

In una dimostrazione  l’azienda ha mostrato Kona superare i modelli LLM rivali di OpenAI, Google e Anthropic nella risoluzione di un sudoku, e sta pianificando dimostrazioni future sui giochi degli scacchi e del go.

Gli investimenti della Gates Foundation e OpenAI in Ruanda

La Gates Foundation e OpenAI prevedono di investire 50 milioni di dollari in Ruanda. L’obiettivo è  utilizzare l’intelligenza artificiale al fine di attenuare l’impatto delle croniche carenze di personale in 1.000 cliniche di assistenza primaria e nelle comunità circostanti in Ruanda e in altri Paesi africani entro il 2028. La tecnologia potrebbe rappresentare un vero “punto di svolta nell’ampliamento dell’accesso a cure di qualità” nei Paesi più poveri, ha affermato Bill Gates, presentando l’iniziativa al World Economic Forum di Davos.

openai

Molti ospedali e medici in tutto il mondo utilizzano già large language model per la redazione automatica dinote cliniche, trascrizioni delle visite dei pazienti, individuazione di dettagli clinicamente rilevanti e creazione di riepiloghi sanitari. L’AI riuscirà a colmare la scarsa qualità delle cure mediche in paesi a basso medio reddito? La sanità è diventata uno dei principali ambiti su cui si concentrano gli sforzi dei gruppi tecnologici per ampliare l’uso dell’AI, sviluppando prodotti che mirano a ridurre il carico di lavoro dei medici e ad accelerare i trattamenti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la scarsa qualità delle cure contribuisce ogni anno a tra 5,7 e 8,4 milioni di decessi nei Paesi a basso e medio reddito a livello globale.
Un corpo crescente di ricerche ha inoltre dimostrato che questi strumenti potrebbero portare a peggiori esiti sanitari per gruppi di pazienti storicamente poco studiati, come donne e minoranze etniche, poiché potrebbero mancare dati adeguati sulle malattie che li colpiscono in modo sproporzionato.

La nuova frontiera della robotica

UBTech, produttore cinese di umanoidi, ha dichiarato che i suoi robot più recenti sono efficienti la metà rispetto ad un lavoratore. L’azienda, con sede a Shenzhen, che ha partnership con il produttore automobilistico BYD e con Foxconn, ha affermato che i robot Walker S2 sono produttivi solo per il 30–50% rispetto agli esseri umani, e soltanto in alcune attività specifiche come l’impilamento di scatole e il controllo della qualità.
Nonostante questo, i produttori stanno comunque facendo a gara per ordinarli, nel timore di restare indietro rispetto ai concorrenti.
I decisori politici cinesi hanno puntato con decisione sul settore dei robot umanoidi e incoraggiato l’adozione di tecnologie AI-driven nelle fabbriche, nella speranza che i contesti industriali si rivelino uno use case adeguato.
Secondo la International Federation of Robotics, nel 2024 la Cina ha rappresentato oltre la metà delle installazioni globali di robot industriali, in gran parte costituiti da macchine tradizionali come bracci meccanici. Gli umanoidi riusciranno a passare da progetti sperimentali a servizi scalabili per le aziende? I sostenitori dei robot umanoidi affermano che la loro capacità di spostarsi tra le linee di produzione li rende utilizzabili in una gamma più ampia di scenari rispetto alle macchine tradizionali.
I robot umanoidi presentano, però, una serie di sfide più complesse rispetto a bracci statici tra cui la necessità di alimentazione autonoma , un numero maggiore di giunti mobili complessi e il potenziale coinvolgimento in attività che richiedono capacità decisionali più avanzate.
Ubtech ha annunciato di aver firmato un accordo con il produttore europeo di aeromobili Airbus per fornire il Walker S2 e di aver definito una partnership con il produttore statunitense di semiconduttori Texas Instruments. Anche Airbus ha dichiarato una collaborazione con UBTech.

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LLM per collega

Uno dei motivi principali per cui gli LLM funzionano sul lavoro è perchè agiscono come un collega ma senza drammi, senza dover gestire i problemi della vita e senza giudicare se facciamo domande stupide o all’ultimo minuto. Chiunque abbia usato l’AI generativa conosce le sue risposte servili. Secondo le risposte dei bot, tutte le domande sono ottime e tutti i pensieri profondi. Questo desiderio di un ambiente di lavoro senza attriti, incentrato sull’efficienza piuttosto che sullo spreco fastidioso dell’interazione umana, potrebbe essere stato intensificato dal lavoro da remoto.
È in sintonia con un cambiamento più ampio verso la comodità, che rende ordinare taxi, cibo o un nuovo capo di abbigliamento facile quanto qualche scorrimento sul telefono. Ma non solo.
Potrebbe riflettere un approccio che la nostra cultura sta iniziando ad avere. Il dire cosa gli altri vogliono sentirsi dire è un comportamento tipico degli algoritmi o è il riflesso della nostra cultura che sta cambiando? Secondo lo psicologo aziendale Tomas Chamorro-Premuzic, autore di Don’t Be Yourself, il mondo corporate è pieno di coach che dicono ai propri clienti “quanto sono fantastici”.
Questo comportamento alimenta il “narcisismo insicuro” dei capi, ma mantiene anche i coach stipendiati. Tra il dire a un cliente ciò che vuole sentire e ciò che ha bisogno di sentire, spesso si opta per la prima soluzione a favore di un rafforzamento dell’ego.
Lo storico di Harvard Erik Baker afferma che i lavoratori comuni hanno sperimentato un «crollo della fiducia nell’idea che i guadagni siano una ricompensa proporzionata alle competenze, alle conoscenze o al capitale umano di un lavoratore». In mancanza di una retribuzione adeguata, alcuni desiderano «validazione, invece».