È in partenza una nuova sonda verso Mercurio per il 2026, pianeta più vicino al Sole e a noi. Secondo le ultime scoperte, un tempo era composto da ghiacciai di sali liquidi e sostanze volatili. In questi anni, sono state fotografate anche lingue glaciali, ovvero delle strutture sui bordi dei crateri a forma di lame solidificate. I sali, al posto dell’acqua, sono stati depositati nel periodo di formazione del pianeta, quella che gli scienziati chiamano come per la Terra “storia primordiale“. Mercurio ha un’atmosfera e delle temperature improponibili per l’uomo.
Si è dimostrato il rischio di non sopravvivenza ma anche di contaminazione biologica. Di giorno ha temperature sopra i 400 gradi Celsius, di notte un’escursione che porta a -180 gradi Celsius. Questi estremi opposti sono dovuti alla mancanza di atmosfera, causata dalla vicinanza al Sole che rende il suo equatore una sorta di polo radioattivo, il suo ambiente molto rarefatto. Il ghiaccio di sale un tempo era in grado di evaporare e rilasciare i suoi composti chimici. Tutte queste scoperte si devono a Messenger, una sonda spaziale della NASA inviata nel 2012 per cercare tracce di ghiaccio d’acqua e studiare le rocce.

Come cambia la visione su Mercurio con la scoperta dei depositi glaciali e di sali nel cratere di Raditladi, antichissimo di oltre 260 chilometri di diametro
Tra le ultime scoperte un’essenza esotica del pianeta dovuta proprio ai ghiacciai. Le ipotesi descrivono flussi di sali viscosi e semi-fusi. Alcune regioni sono ricche di concentrazioni di elementi volatili, tra questi zolfo, cloro, sodio e potassio. Esistono poi dei pozzi profondi e pockmark, delle depressioni tra crateri e fondali marini.
Ad analizzare e costruire ipotesi su queste scoperte, Alexis Rodriguez del Planetary Science Institute di Tucson. Due regioni contenevano sostanze volatili ad alta concentrazione, Caos Boreale, vicino al polo nord mercuriano, il bacino di Raditladi, a 30 gradi di latitudine nord. Un cratere antichissimo e immenso, più di un miliardo di anni di storia e 260 chilometri di diametro.
“Le nostre analisi suggeriscono che i depositi glaciali nel cratere di Raditladi abbiano origine da uno strato del sottosuolo arricchito di sostanze volatili“. hanno scritto i ricercatori. Il cratere di Raditladi porta a immaginare parti di Mercurio in maniera diversa da come la consideriamo. Anche lì, e ai bordi di crateri antichissimi, si ipotizzano corsi d’acqua, colate di fango e ghiacciai, a tutto questo dobbiamo aggiungere i sali.
Mercurio, indizi di zolfo in fuga riscrivono la sua storia geologica è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
