“Oltre. Io prima, me dopo”: quando il teatro diventa rinascita 

“Oltre. Io prima, me dopo”: quando il teatro diventa rinascita 

È un viaggio dentro la propria identità, partendo da quel punto della vita in cui si perde il contatto con sé stessi e si inizia a cercare un anestetico per non sentire emozioni che non ci si sente in grado di gestire. Non parla in senso stretto di carcere, né di sostanze che danno dipendenza. Ed è proprio per questo che colpisce: perché non chiede allo spettatore di giudicare, ma di riconoscersi in una storia di fragilità e smarrimento, in cui tutte e tutti possiamo in qualche modo immedesimarci.  

“Oltre. Io prima, me dopo” è lo spettacolo teatrale tratto dall’omonimo libro di prosa e poesie di Mark Sirolf (BookaBook edizioni): viene portato in scena da Alessandro Corsi, che ha curato anche la regia, e Marco Floris, educatore, tra i fondatori di Coriandoli a Colori, realtà toscana che si occupa di prevenzione del disagio giovanile. Il teatro e le numerose attività dell’associazione si intrecciano, a partire da un’unica convinzione, che viene espressa con linguaggi diversi: per prevenire le dipendenze bisogna intervenire prima, molto prima. «Bisogna arrivare nei luoghi della fragilità, quando questa è ancora confusione, fatica, solitudine non detta», spiega Marco Floris. 

Non “cura”, ma prevenzione

«Siamo nati ufficialmente il 23 febbraio 2023 con il desiderio di valorizzare l’esperienza pedagogica maturata per anni nel mondo delle dipendenze e la consapevolezza che, molto spesso, il disagio affonda le radici nell’infanzia e nell’adolescenza. Da qui la scelta di non concentrarsi sulla cura, ma sulla prevenzione: è fondamentale riuscire a intercettare in tempo le necessità e agire».

In una prima fase l’associazione ha dato vita a un progetto di presidio psicopedagogico nelle scuole superiori. «Abbiamo cercato di essere una presenza stabile, fatta di ascolto e supporto agli studenti e di accompagnamento agli insegnanti nella gestione delle classi. Un lavoro discreto, quotidiano, che ha permesso di costruire relazioni e fiducia, intercettando quelle fragilità sempre più diffuse tra le ragazze e i ragazzi di oggi: difficoltà emotive, uso di psicofarmaci, forme di autolesionismo, incapacità di reggere le piccole e grandi frustrazioni che si incontrano nella vita».

Nel novembre 2024 l’inaugurazione della sede a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo: uno spazio fisico, che è anche simbolico. Non un luogo di passaggio, ma una “seconda casa”. «Un ambiente sicuro, non giudicante, dove si può anche semplicemente stare», sottolinea Marco Floris. «Stare è proprio una parola chiave, perché molti adolescenti non cercano soluzioni immediate, ma adulti capaci di reggere il silenzio e l’ascolto».

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Oggi lo frequentano circa sessanta ragazzi e ragazze tra i 13 e i 20 anni. In attesa di ultimare la costruzione di un campo polisportivo, le iniziative offerte dal centro sono già molteplici: «Offriamo attività educative e laboratori su diverse tematiche, come violenza di genere, relazioni e dipendenze, oltre alla possibilità di incontri psicologici per garantire a tutti e tutte un accesso reale alle opportunità di supporto. Quando necessario, vengono poi attivati anche percorsi individuali più strutturati. Inoltre, crediamo molto nella peer education (educazione tra pari, ndr), una metodologia educativa basata sullo scambio di conoscenze ed esperienze tra coetanei».

D’estate c’è la possibilità di fare esperienze pensate non strettamente come vacanze, ma come veri percorsi di vita. «Emblematico in questo senso è stato il viaggio in barca a vela all’Isola d’Elba, realizzato su un’imbarcazione sequestrata alla mafia: convivenza, responsabilità condivise, rispetto delle regole, ma anche legalità, cura di sé, autocontrollo emotivo. Esperienze che aiutano i ragazzi e le ragazze a riflettere e mettersi alla prova, sperimentando ruoli, limiti, possibilità».

Lo spettacolo Oltre. Io prima, me dopo 

Dentro questa cornice si inserisce lo spettacolo “Oltre. Io prima, me dopo“, pensato come strumento di prevenzione culturale ed emotiva. Racconta senza retorica un percorso di caduta e di risalita, nato dalla dipendenza dalla droga e culminato nell’arresto, mostrando che dietro ogni comportamento c’è un bisogno inascoltato. «La scrittura è un atto salvifico: attraverso le parole il protagonista ricostruisce la propria storia, rielabora i legami familiari, torna alle radici, fino alla catarsi del perdono e dell’accettazione», spiega Marco Floris. «Non c’è un solo personaggio in cui rispecchiarsi, ma ce ne sono tanti: il figlio, il padre, il nonno, la sorella. Fondamentale è il ruolo degli affetti, che possono portare a vedere la luce, anche quando sembra non esserci via d’uscita».
I brani in prosa (veri e propri racconti di vita vissuta) si alternano alle poesie dell’autore che riescono a restituire, attraverso i versi, la solitudine e il tempo lento del carcere, la disperazione ma anche la speranza, in un caleidoscopio di emozioni che avvolge lo spettatore e lo conduce dentro alla storia. 

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Lo spettacolo ha già attraversato diversi comuni toscani e lo scorso lunedì 26 gennaio è arrivato anche a Milano, al Teatro Filodrammatici, nell’ambito dell’iniziativa di Mediobanca toDEI, il progetto aziendale che promuove diversità, equità e inclusione e favorisce un ambiente di lavoro sempre più rispettoso e accogliente. Quest’anno è incentrato sul tema del corpo, che può essere inteso come archivio dove la mente lascia tracce e le emozioni si manifestano, ma può diventare anche un campo di battaglia, di fronte al quale le dipendenze rappresentano tentativi di fuga dal dolore, dalla solitudine, dal senso di non essere abbastanza. 
«All’interno di questo progetto si colloca toDEIvainscena, una serie di spettacoli teatrali, ispirati a storie vere, scelti per gli spunti di riflessione che possono offrire», ha spiegato Olimpia Di Venuta, D&I Manager di Mediobanca. 

Oltre. Io prima, me dopo” è un viaggio per scoprire che ogni dipendenza è una richiesta d’aiuto, una domanda di essere visti dalle persone che ci stanno incontro, una reazione alla necessità di non soccombere di fronte alle attese della società e a quel senso di inadeguatezza che si sperimenta di conseguenza. Guardando dentro questa fragilità, è però possibile rinascere, trovare una riscossa, tornare a una vita piena.

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«Ogni replica è per noi un’occasione di incontro, soprattutto con i giovani, ma anche con gli adulti. Non per dare lezioni, ma per aprire domande», conclude Marco Floris. «Le stesse domande che Coriandoli a Colori prova ad accogliere ogni giorno. In un tempo in cui agli adolescenti mancano spazi protetti e adulti capaci di ascolto, vogliamo mostrare che prevenzione, cultura ed educazione possono – e forse devono – camminare insieme. Come coriandoli: piccoli, colorati, apparentemente leggeri, ma capaci di riempire lo spazio e cambiare l’atmosfera».