Il 2026 si profila come un passaggio decisivo per le aziende di intelligenza artificiale non quotate, con OpenAI al centro di un’attenzione crescente da parte degli investitori. Secondo un’analisi di Deutsche Bank, il settore entra in una fase di “dentro o fuori”, in cui la capacità di trasformare la scala tecnologica in ritorni economici concreti diventa imprescindibile. Insomma, il tempo delle promesse è finito: ora le aziende devono dimostrare di avere un modello di business sostenibile. Non possono più continuare a bruciare miliardi senza prospettive di ritorni economici ben definiti.
Il tempo delle promesse fumose è finito?
Nel report firmato dagli analisti Adrian Cox e Stefan Abrudan, OpenAI emerge come il caso più esposto. L’azienda avrebbe registrato un cash burn di circa 9 miliardi di dollari nel 2025, destinato a salire fino a 17 miliardi nel 2026, senza aver ancora trovato un modello di business pienamente sostenibile. A fronte di una base stimata di 800 milioni di utenti settimanali, solo una quota limitata risulterebbe disposta a pagare per i servizi.
Il quadro è reso ancora più complesso dagli impegni infrastrutturali. OpenAI ha sottoscritto progetti per data center che, complessivamente, superano i 1.400 miliardi di dollari, una cifra che pesa in modo significativo sulle prospettive di redditività. Eppure i ricavi sono cresciuti rapidamente: secondo un intervento pubblico della direttrice finanziaria Sarah Friar, il fatturato ha superato i 20 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 6 miliardi del 2024. Il mercato continua inoltre a scommettere su una possibile quotazione tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con valutazioni ipotizzate fino a 500 miliardi di dollari, se non oltre.
Negli ultimi mesi OpenAI ha rafforzato i rapporti con partner strategici come Microsoft e Nvidia, raccogliendo capitali ingenti. Solo a fine 2025, SoftBank ha garantito 22,5 miliardi di dollari, che si aggiungono a circa 40 miliardi già promessi.
ChatGPT sta perdendo colpi?

Il contesto competitivo si è fatto ancora più aspro quando Apple ha deciso di affidarsi alla tecnologia di Google per le proprie funzionalità di intelligenza artificiale, infliggendo un duro colpo simbolico a OpenAI. Pochi giorni dopo, l’azienda ha annunciato l’introduzione di pubblicità all’interno di ChatGPT, una mossa che il fondatore Sam Altman aveva in passato descritto come l’estrema ratio.
Secondo Dimitri Zabelin di PitchBook, il settore sta entrando in una nuova fase, in cui l’attenzione si sposta dalla crescita a tutti i costi alla sostenibilità economica. La vera sfida sarà capire se la monetizzazione del segmento enterprise e la riduzione dei costi di inferenza riusciranno a bilanciare l’aumento dell’intensità computazionale richiesta.
OpenAI sta finendo il tempo: gli investitori sono sempre più impazienti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
