ROMA – Il Pontefice, Papa coso là come si chiama lui, in queste ore ha espresso profonda preoccupazione per quello che sta succedendo nel mondo e in particolare in Venezuela. Il Santo Padre non si riferisce soltanto al rapporto da sempre molto teso tra il regime di Maduro e la Chiesa cattolica, da sempre malvista dal Governo (per esempio, poche settimane fa un eminente ecclesiastico locale, il cardinale Baltazar Porras, ha subito il sequestro del passaporto e del turibolo) ma all’ultima incursione militare imperialista americana scatenata dal candidato Premio Nobel per la Pace Donald Trump.
Il Papa, di recente, sta intervenendo molto spesso in pubblico con dichiarazioni (anche di 12-13 parole) e cose dette a gesti, rompendo la sua tradizionale etichetta di silenzio agostiniano e menefreghismo dell’Illinois. “In Venezuela sia assicurato lo stato di diritto” ha ammonito il re di Città del Vaticano, un appello che si aggiunge a quello di qualche giorno fa, “il mondo non si salva affilando spade”. E proprio quest’ultima affermazione di Papa Leone XIV (abbiamo cercato su Google, nessuno sapeva come si chiamava) è arrivata come un fulmine a ciel sereno per l’Associazione Arrotini, che è scesa ieri in piazza a Roma per protestare.
“Papa, è arrivato l’arrotino! Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto ma soprattutto spade!” uno dei cori più sentiti durante la marcia dei manifestanti lungo via Labicana. Momenti di tensione durante il passaggio davanti alla Questura, con gli agenti, schierati in tenuta antisommossa, che si sono preparati a intervenire fisicamente sul corteo. “Non lanciateci addosso i fumogeni, è inutile! Noi togliamo il fumo dai vostri fumogeni e dalle vostre cucine a gasse!” si sono opposti i dimostranti. Il corteo è poi proseguito fino a quando è iniziato a piovere e gli arrotini si sono dispersi andando a caccia di ombrelli rotti da riparare.
Stefano Pisani
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