L’impatto dell’Intelligenza artificiale sul lavoro è ormai evidente, ma alcuni fenomeni emergenti stanno aprendo scenari ancora più sorprendenti e, inevitabilmente, controversi. Uno di questi è RentAHuman.ai, un progetto che ribalta la prospettiva tradizionale: non più esseri umani che cercano lavoro tramite piattaforme digitali, ma agenti AI che “assumono” persone in carne e ossa per svolgere compiti nel mondo reale.
L’idea, che a qualcuno ricorderà una versione soft di Skynet, nasce dal software engineer Alexander Liteplo insieme alla cofondatrice Patricia Tani. Il nome è volutamente provocatorio, ma il concept è più sfumato di quanto sembri: RentAHuman.ai si presenta come un livello di interfaccia tra sistemi automatizzati e realtà fisica, un ponte pensato per colmare il divario tra ciò che l’AI può pianificare e ciò che solo un essere umano può eseguire concretamente.
Alla base c’è una preoccupazione diffusa nel settore tech: la progressiva erosione dei lavori tradizionali dovuta all’avanzata dell’automazione. Il progetto, quindi, non punta a sostituire le persone, ma a ridefinire il ruolo umano in un ecosistema in cui l’AI diventa sempre più pervasiva. In questo senso, il nome provocatorio funziona: cattura l’attenzione e mette a nudo il tema centrale, ovvero la trasformazione del lavoro.
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I casi Meta, Pinterest, Amazon e Microsoft
Il successo mediatico di RentAHuman.ai arriva in un momento in cui il rapporto tra big tech, lavoro umano e automazione è particolarmente teso. Negli ultimi mesi, aziende come Meta, Pinterest, Amazon e Microsoft hanno annunciato piani di ristrutturazione che includono tagli significativi ai team dedicati alla sicurezza dei contenuti, alla moderazione e alle funzioni di trust & safety. Una scelta che ha sollevato interrogativi profondi: mentre l’AI viene presentata come strumento capace di aumentare l’efficienza, la riduzione del personale umano in aree così delicate alimenta dubbi sulla reale capacità dei sistemi automatizzati di gestire contesti complessi, sfumature culturali e rischi sociali. In questo scenario, piattaforme come RentAHuman.ai sembrano incarnare una contraddizione interessante: da un lato l’automazione avanza, dall’altro si crea un nuovo mercato di micro-lavori umani “a chiamata” per colmare proprio quei limiti che l’AI non riesce ancora a superare. .