Resilco, da Bergamo all’America trasformando rifiuti in risorse. «I nostri scarti di fonderia diventano materiali edili»

Resilco, da Bergamo all’America trasformando rifiuti in risorse. «I nostri scarti di fonderia diventano materiali edili»

Due milioni di euro investiti per la costruzione del primo impianto a scopo sperimentale nel comune di Busnago, che, pur essendo limitato per motivi organizzativi, al momento, ha tutte le caratteristiche di un impianto industriale. È questo il primo tassello che spinge Resilco a guardare al futuro dopo aver conseguito un round da da 5 milioni di euro. «Per noi nulla è impossibile. Siamo nati come spinoff e ora lavoriamo con grandi aziende», racconta il Ceo dello spinoff di una sua stessa holding, David Callejo Munoz. Partiti con l’idea di trasformare rifiuti in risorse nel 2019, oggi il team conta 12 persone e guarda non solo agli investimenti (a proposito, una nuova raccolta fondi è già prevista nel prossimo anno), ma soprattutto all’internazionalizzazione. L’intervista a Callejo Munoz racconta di una realtà fatta di sogni ma anche grandi traguardi raggiunti.

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David Callejo Munoz, Ceo Resilco

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David, con quale idea siete partiti?
Siamo, senza dubbio, una startup “bizzarra”, nata come spin-off della mia holding che si occupava di innovazione nel settore dei materiali e semiconduttori con l’ideazione di progetti ad hoc. Ho iniziato da solo e per tutto il 2020 ho studiato in laboratorio, poi sono arrivati in mio supporto i co-founder, Paolo Brazzo (Head of R&D), Alessandro Panza (Head of Engineering) e Marta Cecilia Pigazzini (Head of Business Development). Ci siamo conosciuti sul lavoro e quando gli ho parlato della mia idea ne sono stati entusiasti. Venendo all’oggetto della nostra attività, Resilco nasce dalla volontà di trasformare i rifiuti in risorse cercando e trovando soluzioni su materiali multi-utilities. In particolare, attraverso il trattamento di alcune tipologie di rifiuti industriali siamo in grado di trasformare gli scarti in materie prime secondarie.

E poi che cosa è successo?
Abbiamo accelerato anche grazie al supporto di Olivio Foglieni, oggi alla presidenza di FECS Group. Olivio è stato il primo a credere i noi, si è dimostrato molto coraggioso e grazie a lui abbiamo potuto comprare i primi prototipi. Lui è entrato nel 2022 e a metà 2023 abbiamo chiuso il nostro primo round seed per poi correre ancora di più. Con quel finanziamento ricevuto abbiamo sviluppato il nostro primo prototipo da laboratorio e l’ingresso di 360 Capital ci ha permesso di prendere velocità.

Su quali pilastri si basa l’operato di Resilco?
Sulla filosofia del riutilizzo di semiconduttori da scarti industriali. In questo campo, l’Italia paga un dazio che non hanno altri Paesi europei. La nostra tecnologia, arrivata dopo diversi tentativi, ci ha permesso di riutilizzare gli scarti con l’idea di minimizzare lo smaltimento dei rifiuti, ridurre le emissioni di CO2 e preservare le risorse naturali, generando valore economico. In particolare, le materie prime secondarie generate sono utilizzabili nel settore delle costruzioni, con annesso stoccaggio di CO2. Nel trattamento sono coinvolti diversi tipi di rifiuti industriali di natura alcalina, come le ceneri volanti da impianti di termovalorizzazione, le scorie siderurgiche dalla produzione di acciaio e le polveri di abbattimento fumi di vari settori industriali (es., produzione di ceramica, vetro). Oggi questi rifiuti vengono smaltiti principalmente in discarica, ma la tecnologia di Resilco consentirà di trasformarli in preziose materie prime secondarie che, a seguito dell’ottenimento dell’End of Waste, potranno essere immessi sul mercato e utilizzati in settori come quello delle costruzioni, della produzione di malte, calcestruzzi, intonaci, resine e bitumi, immagazzinando al tempo stesso la CO2 ed evitando lo smaltimento in discarica. Questa tecnologia accelera il processo di carbonatazione naturale (quello per cui una sostanza, in presenza di anidride carbonica, dà luogo alla formazione di carbonati), immobilizzando gli elementi pericolosi presenti nei rifiuti. Opera a temperatura e pressione ambiente, richiede come reagente principale la CO2 e in meno di un’ora, comunica l’azienda, trasforma un rifiuto in un materiale riciclato che può essere poi utilizzato nella produzione di malte, calcestruzzi, bitumi, etc. La nostra sede è a Caponago, in Monza-Brianza; ci siamo spostati da Bergamo, dove inizialmente avevamo messo le radici, nel 2023. I nostri laboratori sono interni.

Arch.Campana 1 Resilco

Ora quali sono i vostri progetti?
L’internazionalizzazione è in pole position. In particolare, guardiamo ai mercati del Centro e Nord America, Canada e USA. In quest’anno vorremmo “prenderci” l’UE per poi spostarci nel 2027 con una crescita “snella” a livello strutturale. Sull’accaio siamo al punto di vendere impianti e sul termovalorizzatore di chiudere un accordo strategico. Ora si iniziano a vedere i primi risultati degli accordi stipulati anche con le grandi multinazionali, dall’acciaio alle multiutilities. A livello di strategia aziendale, stiamo creando una struttura che cresca velocemente e conosca bene il mercato. La nostra difficoltà all’estero è, però, la parte normativa. Si devono trovare accordi ma mantenendo per noi il know-how che abbiamo sviluppato anche con studi interni nella generazione di innovazione e performance. A livello commerciale, la discussione e negoziazione dei primi impianti per l’acciaio è una delle nostra priorità, in particolare il mondo delle ceneri. Da una parte, quindi, sull’acciaio stiamo discutendo con tre grandi realtà in Italia per chiudere almeno due impianti a giugno. Lato multi-utilities, stiamo lavorando sulla parte autorizzativa, e siamo passati dal dialogo con singoli player di settore a grandi aziende. In Italia c’è una volontà del Paese a risolvere il problema delle ceneri che sta diventando non solo economico ma anche strategico. E il trasferimento all’estero è sempre più complicato anche per le questioni geopolitiche a cui ci troviamo di fronte.

Puoi spiegarti meglio?
Sostanzialmente, la maggior parte delle ceneri prodotte sul suolo europeo sinora finivano nelle miniere sotterranee di Germania e Polonia. Queste sono state un po’ il “contenitore” per tanti rifiuti europei, ricevendo anche quelli più pericolosi a livello chimico, tranne quelli radioattivi. Ora, le aziende che gestiscono queste miniere tra massimo 10 anni non potranno più ricevere niente, e quindi nell’Ue si privilegiano le realtà locali che si occupano di smaltirle. Le gare stanno lievitando e gli incrementi delle tasse sui rifiuti dei cittadini stanno crescendo fino al 50%. Inoltre in Italia assistiamo a un fermo dei termovalorizzatori perché se questi fanno uscire le ceneri, non c’è più stoccaggio, non si può più ritirare l’indifferenziata e il cittadino vive in strade piene di spazzatura. Noi, con il nostro materiale, ci poniamo come alternativa.

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E parlando di round, come impiegherete, quindi, questo capitale ricevuto e quando prevedete il prossimo round?
Resilco utilizzerà i capitali raccolti per sostenere la propria crescita sul mercato, costruire il primo impianto mobile nel 2026 e, nel 2027, il primo impianto industriale in Italia per il recupero e la trasformazione di alcune tipologie di rifiuti industriali in materie prime secondarie utilizzabili in settori come quello delle costruzioni, con annesso stoccaggio di CO2. Già da un po’ abbiamo instaurato un dialogo con diversi fondi d’investimento e prevediamo un altro round a fine 2027.