«Come è iniziato il 2026? Manca la proroga degli incentivi fiscali per i privati che investono in startup. Sono deluso». Non il miglior augurio di nuovo anno, ma tant’è. Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori, è il profilo con cui riprendiamo il nostro tradizionale appuntamento del lunedì con le intervista a VC, business angel e a chi supporta le startup. «In questi anni abbiamo investito in circa 80 startup quasi 80 milioni di euro».

Guida un player di riferimento nell’ecosistema. Ci racconta come è nato il Club degli Investitori?
Negli anni Ottanta ho fondato una startup nel mondo media, Euphon. Mi occupavo nello specifico di tecnologia per la televisione . L’ho quotata in Borsa e infine venduta a un private equity nel 2005. A un certo punto dovevo decidere cosa fare e ho avuto l’ispirazione: aiutare i giovani a costruire aziende. Così sono diventato un business angel. Durante un viaggio negli USA una persona mi aveva spiegato che a San Francisco c’era una associazione che raggruppava figure come la mia. Così quasi 20 anni fa abbiamo fondato il Club degli Investitori a Torino.
In Italia di solito i player che investono si concentrano su fasi di vita precise della startup. Voi avete in portafoglio sia aziende in fase early sia in fase scaleup. Come mai?
Per quanto riguarda i settori siamo agnostici. Investiamo su founder italiani in tutto il mondo. Questa è la visione. Abbiamo più o meno metà degli investimenti in fase seed e pre seed e per l’altra metà seguiamo l’imprenditore nelle fasi successive. Facciamo round da 100mila euro nella fase iniziale, per poi investire qualche milione nei Serie A. La nostra dimensione ci permette di dare possibilità all’imprenditore.

Un esempio di società innovativa estera in cui avete investito?
L’americana Evergreen Theragnostics è stata per noi una storia di successo. All’inizio del 2025 è stata venduta a una società farmaceutica americana. Si tratta di un’azienda leader nella ricerca e sviluppo di radiofarmaci per il trattamento oncologico fondata nel 2019 negli Stati Uniti da James Cook, Enrico De Maria e altri investitori italiani.
Il Club degli Investitori ha casa a Torino. Che prospettive vede per la città?
L’anima è qui, investiamo un terzo dei nostri capitali su Torino. Questa città ha una caratteristica particolare che abbiamo misurato sulle startup cittadine: Torino è la città del deeptech. Nel 2024 sono stati investiti 130 milioni e se ci aggiungiamo newcleo sono più di 200. L’80% degli investimenti va nel settore deeptech. Da un punto di vista geografico è tutto molto concentrato: hai i centri di ricerca del Politecnico, le OGR e grandi fondazioni bancarie.

C’è chi dice che in Italia quello che manchi per migliorare è una presenza di fondi late stage. Che ne pensa?
Oggi ci sono in Italia centinaia di incubatori, acceleratori, fondi. C’è un sistema esageratamente denso per un mercato ancora troppo giovane, dove nelle fasi pre seed e seed riscontro un affollamento pazzesco. Di fronte alle più interessanti iniziative bisogna sgomitare. Dopodiché quando le startup hanno bisogno di 10 milioni di euro si fa più fatica. Forse avremmo dovuto lanciare come sistema Paese un fondo late stage, con ticket minimi da 20 milioni e coinvolgere investitori stranieri. Questo oggi manca: potrebbe essere il ruolo di CDP Venture Capital.
Che partita può giocarsi l’Italia posto che su AI e difesa oggi non tocchiamo granché palla?
Ci sono proiezioni sul mondo VC nel mondo: come settore potrebbe superare i 400 miliardi di investimenti grazie all’AI. Ormai USA e Cina crescono tanto e l’Europa è indietro come l’Italia nel B2C . Lato nostro il 40% delle startup in cui investiamo sfrutta l’AI. Sono le applicazioni di nicchia il terreno su cui lavorare. Abbiamo investito in Aiko,che usa AI nella space economy. Non partecipiamo alla grande caccia all’oro, ma investiamo su chi fa i gioielli. Nelle applicazioni B2B possiamo emergere.
Cosa si aspetta dal 2026?
Mi aspetto un po’ di incertezza dovuta a una cosa che mi ha preoccupato: il governo non ha ancora previsto la proroga degli incentivi fiscali per i privati che investono. Per la prima volta iniziamo l’anno senza sapere nulla. Come operatore penso non sia un mossa giusta. È un danno per il sistema. L’incentivo fiscale c’è in tutti i Paesi europei e credo che il governo stia commettendo un errore puntando troppo a investire proprie risorse, quando la vera ricchezza sta nei privati.