Una stoffa che torna a nuova vita, un filo che ricuce storie, un grappolo che diventa lavoro e dignità, e una cantina che si trasforma in un luogo di autonomia per giovani autistici grazie al loro impegno quotidiano. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Premio Luce! Startup Inclusiva ha premiato Spazio3R, che dalla circolarità del riciclo costruisce opportunità. Ma tra le finaliste brilla anche Autnotout, la realtà pugliese che trasforma la produzione del vino in un percorso di autonomia per giovani autistici, coinvolti in ogni fase della filiera.
Il riconoscimento – giunto alla terza edizione – celebra progetti capaci di trasformare sostenibilità, creatività e impatto sociale in opportunità reali.
Ago, filo e futuro: il percorso di emancipazione costruito da Spazio3R
Spazio3R lo fa offrendo formazione, lavoro e un nuovo sguardo su di sé a donne italiane e straniere in situazioni di forte fragilità emotiva e sociale. «Sono tante le donne che, attraverso un corso di sartoria, hanno realizzato il sogno di vedersi come donne e professioniste, non solo come madri e figlie – racconta la presidente di Spazio3R, Chiara Ceretti -. Questo riconoscimento significa nuove opportunità: ciò che non è visibile non viene visto. Spero che partner e aziende possano incontrarci e fare un pezzo di strada con noi».
Spazio3R si sostiene grazie a donatori, fondazioni, bandi, collaborazioni con enti accreditati e una parte di produzione conto terzi. L’obiettivo è semplice e ambizioso: offrire percorsi che non si esauriscano con la fine di un corso, ma che possano davvero aprire una nuova possibilità di vita e di lavoro.

Accanto a Chiara Ceretti lavora un team di professioniste che alimenta la macchina creativa ed educativa del progetto, tra cui Viviana Fossati, responsabile comunicazione, che ogni giorno trasforma storie e attività in consapevolezza pubblica.
«Raccontare Spazio3R non significa soltanto presentare attività e iniziative: significa dare voce a un mondo fatto di storie diverse, di momenti di rinascita, di attimi di condivisione – spiega Fossati -. Significa raccontare in modo autentico azioni concrete che generano impatto sociale attraverso il lavoro sartoriale. La sostenibilità ambientale che realizziamo recuperando materiali di alta qualità si intreccia con quella sociale. A Spazio3R le persone e l’intera comunità sono al centro: ogni gesto prende valore dalle relazioni che intrecciamo e dalla capacità di trasformarle in traiettorie di futuro».
Un’impresa sociale che cuce futuro
La storia di Spazio3R inizia molto prima che termini come “sostenibilità” e “scarti tessili” diventassero mainstream. Nel 2013, attraverso l’Associazione Irene e un progetto europeo, un gruppo di associazioni femminili sperimenta laboratori creativi per donne vulnerabili, recuperando materiali e competenze.
Nel 2016 l’esperienza arriva a Milano con un progetto sostenuto da Fondazione Cariplo: corsi di sartoria per donne in difficoltà economica o sociale. Poi arriva la pandemia del 2020, che interrompe quasi tutto, tranne loro: Spazio3R continua online, capisce che serve una struttura stabile e nel 2023 diventa ufficialmente un’impresa sociale, capace di assumere, produrre e crescere.
Oggi opera in tre sedi a Milano e una in Brianza, coordinando una rete di 21 enti che segnalano donne di ogni età e provenienza. «Non vogliamo trattare queste donne come categorie fragili da proteggere. Vogliamo creare luoghi dove possano ripensarsi, scegliere, comprendere il proprio valore – spiega Ceretti –. Dalle tirocinanti di 16 anni alle over 50 che cercano una seconda occasione: più di 300 donne formate fino al 2024, 80 solo quest’anno, provenienti da 35 Paesi. Per molte il percorso non è solo professionale: è una palestra di autonomia e soft skills, dalla gestione degli orari al lavoro di gruppo».
Spazio3R collabora con brand e aziende della moda recuperando rimanenze e campionari, ma la vera innovazione sta nel mettere insieme ciò che già esiste: materiali, competenze, relazioni. Poi c’è la componente forse più sorprendente del modello 3R: il lavoro con bambine e bambini attraverso laboratori nelle scuole primarie. «Se le nuove generazioni non vedono nessuno cucire, come potranno immaginare di diventare sarte o artigiani? La sartoria è un sapere antico e complesso, serve qualcuno che lo trasmetta», conclude Ceretti.
Il Premio Luce! arriva in un momento di maturità: non solo come riconoscimento, ma come prospettiva. Spazio3R oggi è un ecosistema di relazioni e competenze che ha dimostrato di saper cambiare traiettorie personali. Ora la sfida è crescere, consolidare, farsi vedere. Perché, come dice Chiara, «la visibilità è fondamentale: solo ciò che si vede può essere scelto». E forse è proprio questo il cuore del premio: rendere visibile un luogo in cui si ricuciono stoffe, ma soprattutto percorsi di vita.
Quando un grappolo d’uva diventa lavoro e futuro: la storia dell’impresa sociale Autnotout
C’è un’immagine che Massimo Striano porta sempre con sé quando racconta la nascita di Autnotout: una cantina silenziosa, il profumo del mosto, un tempo che rallenta mentre fuori tutto corre. È lì che suo figlio Samuele – ragazzo autistico con ADHD – ha scoperto che il lavoro può essere un luogo possibile, non un ostacolo. Durante la pandemia, mentre la didattica a distanza lo metteva in difficoltà, un amico di famiglia lo accompagnò in cantina per preparare una piccola tesina. Quel gesto semplice aprì un varco: Samuele si trovò a suo agio, accolto e libero di esprimersi. «In cantina si è sentito nel suo habitat – ricorda Striano – e da lì abbiamo capito che poteva nascere qualcosa di più grande».
La famiglia non partiva da zero: con l’associazione “Giochiamo Insieme”, fondata nel 2013, aveva costruito anni di inclusione attraverso lo sport. Ma nel 2023 arriva il salto: insieme ad altre famiglie decidono di dare vita a una vera impresa sociale, superando l’assistenzialismo per costruire percorsi di autonomia e lavoro stabile e duraturo. Così nasce Autnotout.

La prima uscita all’Out Festival di Milano porta subito i primi riconoscimenti e l’ingresso nel forum CTS per il turismo sostenibile. Intanto prende forma “Zero”, il bianco frizzante prodotto con Cantine Risveglio di Brindisi, una collaborazione che ha un tratto distintivo: un ambiente modellato sui ritmi dei ragazzi. Qui seguono ogni fase della produzione: vendemmia, imbottigliamento, etichettatura, magazzino, consegne. «È l’ambiente che deve adeguarsi alle persone, non il contrario», sottolinea Striano.
Questa visione porta al conferimento del Mediobanca Valore Responsabile Special Award 2024, assegnato durante SIOS24 Winter al progetto WineAut, realizzato da Autnotout insieme a Cantine Risveglio. Il premio riconosce un modello di inclusione autentica, in cui la filiera del vino diventa strumento di emancipazione e dignità.
Poi arriva il Premio Luce!: Striano presenta la candidatura senza aspettative e si ritrova tra le tre finaliste, sul palco insieme ai cinque giovani oggi impiegati nell’impresa. Un riconoscimento che amplifica le ambizioni del progetto: tra queste, Vinile, la futura enoteca gestita da ragazzi autistici, pensata come un luogo dove vino e atmosfere soft restituiscono calma e appartenenza.
Alla fine, per Striano, tutto converge in un’idea semplicissima e radicale:
«La disabilità non deve essere vista come un disagio sociale, ma come una risorsa. I nostri ragazzi possono dare un contributo vero alla comunità».