Zichichi, ritratto dello scienziato divulgatore pop che dubitava della precisione dei modelli climatici

Zichichi, ritratto dello scienziato divulgatore pop che dubitava della precisione dei modelli climatici

Mia figlia Giulia, che è cresciuta in mezzo a fisici e astrofisici, ha una particolare avversione per l’intera categoria. Nella sua visione quelli che meritano il voto più basso sono i fisici teorici che, secondo lei, si ostinano a studiare problemi inutili che hanno bisogno di strane approssimazioni. Lei riassumeva sostenendo che «vogliono capire il comportamento di una vacca sferica nel vuoto». Poco più sopra, ma non di molto, i fisici delle particelle e i fisici dei plasmi. Ne aveva conosciuti troppi e solo alcuni godevano della sua simpatia. 

Faceva un’eccezione per Antonino Zichichi, scomparso il 9 gennaio all’età di 96 anni. Non lo aveva mai incontrato (e forse questa non conoscenza diretta aveva aiutato), ma era diventato una presenza famigliare grazie alle imitazione dell’impareggiabile Crozza.

In effetti, Zichichi è stato un vero scienziato pop, uno dei primi a divulgare la fisica in televisione dove era assurto a beniamino del pubblico. La sua non era la divulgazione alla Piero Angela ma piuttosto un’interpretazione. Per questo aveva attirato l’attenzione degli imitatori prima Greggio, poi Crozza, ed è significativo che si fosse prestato a salire sul palco con loro, conscio che era un modo nuovo di arrivare al vasto pubblico, come testimonia eloquentemente il giudizio di mia figlia. 

Non che le sue uscite fossero sempre condivisibili.  A volte imbarazzava il mondo scientifico per le sue posizioni. Era violentemente contrario alla teoria dell’evoluzione e, in anni più recenti, non accettava che il cambiamento climatico e il riscaldamento fossero di origine antropica perché dubitava della precisione dei modelli climatici. Due posizioni da “bastian contrario” che lo avevano reso un personaggio dibattuto. 

Odifreddi bollò le sue posizioni con l’appellativo di “Zichicche”, un nome che divenne il titolo di due libri al vetriolo che gli valsero un paio di querele che poi non ebbero seguito.   

Tutta questa esposizione mediatica veniva a valle di una carriera di grande successo. 

Professore ordinario all’Università di Bologna, presenza di assoluto rispetto al CERN di Ginevra dove aveva diretto gruppi di ricerca, sfiorando, non senza polemiche, la posizione di direttore generale, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1978 al 1982, ma, soprattutto, scienziato visionario che ha spinto alla realizzazione di grandi progetti che hanno assunto dimensioni internazionali di assoluta rilevanza. 

laboratori gran sasso

Oggi i laboratori del Gran Sasso sono un centro frequentato da ricercatori di tutto il mondo che portano sotto la montagna i loro strumenti per cercare i misteriosi costituenti della materia oscura ma anche per studiare i neutrini, le particelle più elusive dell’universo. 

Impegnato da sempre nell’educazione e nella divulgazione scientifica, nel 1963 ha ideato la Fondazione Ettore Majorana e il Centro per la Cultura Scientifica a Erice, in Sicilia, che è diventato un centro di collaborazione scientifica internazionale, in particolare attraverso la sua Scuola Internazionale di Fisica da dove sono passate generazioni di fisici, me compresa.

Erice, un borgo abbarbicato in cima ad una montagna alle spalle di Trapani, grazie alla scuola ha una nuova vita da quando ancora nessuno parlava di riqualificazione dei borghi che rischiavano di essere abbandonati. 

Ma il capolavoro di Zichichi credo sia rappresentato dai laboratori nazionali del Gran Sasso fondati nel 1980, durante la sua presidenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Sfruttando la costruzione del tunnel autostradale sotto il Gran Sasso venne concepito il grandioso progetto di scavare un enorme laboratorio sotterraneo che avrebbe goduto della schermatura offerta da migliaia di metri di roccia capace di fermare il continuo flusso di particelle cosmiche che colpisce la superficie terrestre. 

gran sasso 2

Zichichi è stato uno dei fondatori della Società Europea di Fisica, che ha presieduto dal 1978 al 1980. Profondamente convinto del potenziale sociale della ricerca, ha contribuito a fondare la Federazione Mondiale degli Scienziati, che si occupava di affrontare le emergenze planetarie attraverso la scienza, ed il World Laboratory, un’associazione che sostiene la ricerca scientifica nei paesi in via di sviluppo. 

La fisica italiana gli deve molto ed è giusto tributargli un omaggio.